Questa è Berlino dal 7 ottobre 2023
Il totale degli arresti contro i manifestanti scesi in piazza per la Palestina dal 7 ottobre 2023 è di 2130 persone. Di queste solo 125 sono state condannate. Violenti, umilianti, continui e senza spiegazioni. Pugni e spray al peperoncino sulla folla, per disperdere persone che cantano contro un genocidio. Cantano cori proibiti, in lingue che non sono permesse. Questa non è la Bielorussia ma Germania.
La polizia di Berlino ha vietato gli slogan in Arabo durante le manifestazioni pro-Palestina. Le uniche due lingue permesse sono inglese e tedesco. Quello in corso è un processo di demonizzazione della questione palestinese e della cultura araba in Germania. Conseguenza di un’islamofoba radicata, strutturata, sia nei più giovani che nelle istituzioni, figlia di un’integrazione distorta e parziale.
La popolazione resiste e continua a riempire le piazze, nonostante i pugni della polizia, gli spray al peperoncino, le parole delle istituzioni.
Resiste e tiene gli occhi su Gaza, richiamando sempre l’attenzione dove deve essere: sul genocidio in
Palestina.







Lo stato tedesco è il primo in Europa per la spesa militare con un investimento da 89 miliardi di euro per il 2025 e un piano di riarmo che la posiziona come leader militare in UE e NATO in alternativa agli USA. Uno stato che non sta posizionando solo stesso ma tutta l’Europa. La posiziona anche quando vieta di manifestare per paura dell’antisemitismo, quando normalizza le aggressioni della polizia e l’invio di armi ad uno stato aggressore. L’odio cresce e si radica a causa della violenza della polizia, che parla e agisce in nome dello stato democratico che rappresenta e difende.











Le macerie non sono solo a Gaza ma dentro la democrazia europea. Forse la Germania vuole una solidarietà silenziosa. Un po’ come l’Italia. Quella solidarietà disinvolta, che non fa scendere in strada, che non fa partire per rompere un assedio armati di umanità e buonsenso. La solidarietà silenziosa, che non rompe niente e fa si con la testa. Una solidarietà sobria, intima, magari non politica.

Lascia un commento