Fantasmi sulle rotaie

Il racconto di un viaggio notturno, nascosto, attraverso i binari di un treno nella frontiera tra Serbia e Croazia, lungo la rotta balcanica. Una marcia forzata deformata dalla nebbia, dal fango, dal freddo e dai fumi della plastica usata per tenere acceso il fuoco. A piedi fino a Šid sotto gli occhi pesanti degli abitanti e la violenza della polizia. La stessa che distrugge le tende di T. regolarmente, rubando coperte, scarpe e cellulari ai passeggeri.

Quel luogo è la metafora di un passaggio intermedio, prima della frontiera vera e propria, che protegge noi e i migranti in viaggio perché in quel momento non esistiamo.

Il silenzio si spacca in due per ogni treno che passa. Per raggiungere la Jungle di T., dove si rifugiano i passeggeri appena arrivati dalla Bosnia, bisognava camminare per 45 minuti su due file di binari che attraversavano l’immenso nulla che circonda il nord della Serbia.

Immersa nel fango T. era composta da un gruppo di due tende più lo spazio per il fuoco. Non ci dorme tanta gente per due. motivi: è inverno ed è una jungle di passaggio; poco dopo i passeggeri vengono spostati in jungle più vicine alla frontiera con la Croazia per provare il Game (attraversare). Io ero lì per un pranzo promesso ad una persona. Il pranzo di Natale del 2022 sedevo sui binari di un treno a mangiare riso e pollo con M. M. era il custode di quella jungle, il testimone di quella prigione che era anche la sua.

La strada in prestito di un treno fantasma che cammina a piedi su binari. Il freddo parla una lingua comune a tutti e zittisce il cammino fino a Šid. La nebbia ci nasconde al buio e le luci mettono sempre tutti in allerta.

La paura di essere seguiti dalla polizia faceva a botte con la paura dei treni che passavano sporadici in entrambe le direzioni. Attraversi un ponte tra due realtà di confine: la frontiera della frontiera, che collega il paese da un isola di fango in cui l’odio si cristallizza. Resta solo il fumo, il fango e i treni.

Arrivati a T. serve il fuoco per cucinare e per scaldarsi. La plastica nel fuoco annebbia i sensi e ci fa tossire sino ad avere più lacrime che pensieri. La legna è troppo bagnata e la plastica brucia lentamente insieme all’olio di semi che M., sparava nel fuoco a intervalli regolari.

Il trucco è stare il più vicini al fuoco, bassi, così da non respirare il fumo che riempiva la tenda. Restammo nella tenda fino a notte, aspettando che la nebbia si infittisse.

Il buio e la nebbia si mescolavano. La pioggia ci batteva addosso come l’ansia che passasse il treno. Il fumo del fuoco ci aveva intontito e i passi erano diventati pesanti. Guadavamo un fiume senza acqua fatto di rotaie. Viaggiavamo in un limbo che sembrava non portasse da nessun parte.

Non esistevamo in quel momento. Eravamo invisibili anche agli occhi di Dio. Come spiriti che cercano di oltrepassare il vuoto, eravamo fantasmi sulle rotaie.

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